Un nuovo trattamento potrebbe aiutare a ridurre le riacutizzazioni della broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO). È quanto emerge da due studi clinici di fase 3, OBERON e TITANIA, pubblicati sul New England Journal of Medicine.
Le riacutizzazioni della BPCO possono causare un peggioramento improvviso dei sintomi, come difficoltà respiratoria e tosse, e richiedere ulteriori cure. Anche le persone che seguono già una terapia inalatoria di mantenimento possono continuare a manifestarle.
Gli studi hanno coinvolto adulti con BPCO, fumatori attuali o ex fumatori, che avevano avuto almeno una riacutizzazione nell’anno precedente nonostante la terapia standard. I partecipanti hanno ricevuto tozorakimab, un anticorpo monoclonale che blocca l’attività dell’interleuchina-33, oppure placebo, con un’iniezione sottocutanea ogni quattro settimane per 52 settimane.
Nello studio OBERON, le persone trattate con tozorakimab hanno avuto in media 1,41 riacutizzazioni moderate o gravi all’anno, rispetto a 2,00 nel gruppo placebo. In TITANIA, il numero è stato rispettivamente di 1,44 e 2,03.
Anche considerando separatamente gli ex fumatori, che rappresentavano il principale gruppo valutato per l’obiettivo dello studio, il trattamento ha ridotto il tasso annuale di riacutizzazioni rispetto al placebo.
Per quanto riguarda la sicurezza, gli eventi avversi sono stati riportati nel 70,4% dei pazienti trattati con tozorakimab e nel 77,2% di quelli che hanno ricevuto placebo in OBERON. In TITANIA, le percentuali sono state rispettivamente dell’80,1% e del 79,8%.
I risultati dei due studi suggeriscono quindi che tozorakimab potrebbe diventare un’opzione aggiuntiva per ridurre le riacutizzazioni nelle persone con BPCO, affiancando le terapie inalatorie già utilizzate.