L’asma ha mille volti. E ognuno merita di essere ascoltato.
Chi convive con l’asma lo sa bene: non esiste un’esperienza uguale all’altra. C’è chi impara a gestirla con disciplina e consapevolezza, chi la affronta con ironia e pragmatismo, chi continua a cercare risposte che la medicina non ha ancora trovato. Quello che accomuna queste storie, però, è la volontà di non restare passivi.
Nella nostra Comunità di Ricerca Clinica, i pazienti non sono semplici destinatari della ricerca: sono una risorsa preziosa, una voce che vogliamo amplificare. In questo articolo vi presentiamo Mara e Anna, due membri della nostra comunità che vivono con l’asma da anni e che, pur non avendo ancora partecipato a uno studio clinico, sono pronte a farlo.
Le loro esperienze ci ricordano che ogni paziente è una fonte preziosa di conoscenza, e che ignorarla è un’occasione persa per tutta la comunità scientifica.
Mara: una paziente che non si ferma
Mara convive con l’asma da quando era giovane, anche se per molto tempo non sapeva di averla. Prima della diagnosi, gestiva le difficoltà respiratorie come poteva, senza mai ricevere una spiegazione, finché una visita medica non ha dato un nome a quello che stava vivendo da anni.
Oggi Mara ha trovato un buon equilibrio con la sua malattia, e lo racconta con la semplicità di chi ha imparato a conoscersi bene. Un equilibrio costruito anche grazie agli anni di pratica dell’aikido, disciplina giapponese in cui ogni allenamento inizia con mezz’ora di esercizi respiratori. Una scuola preziosa, che le ha insegnato la respirazione diaframmatica e che ancora oggi fa la differenza.
“Se faccio una bella inspirazione diaframmatica riesco a parlare, a cantare, a respirare normalmente. Aver imparato quella tecnica è stato un toccasana,” racconta Mara.
Per chi soffre di patologie respiratorie, fare esercizi di respirazione è fondamentale. La gestione della malattia non può passare solo attraverso i farmaci, serve un impegno su più fronti.
Mara
La sua riflessione si allarga poi a un tema che tocca molti pazienti con patologie croniche: la necessità di rivalutare periodicamente le terapie, invece di mantenerle invariate nel tempo. È stato uno pneumologo nuovo a rendersi conto che la cura di Mara era sovradimensionata rispetto alle sue reali condizioni.
“Quando c’è una patologia cronica si tende a prescrivere sempre la stessa cosa. Sarebbe invece opportuno, ogni tanto, rivalutare l’adeguatezza della terapia,” spiega Mara.
Quanto alla ricerca clinica, Mara non ha ancora avuto l’occasione giusta per partecipare, ma la sua motivazione è chiara e radicata in una visione solidale della scienza:
Penso che sia indispensabile avere una platea quanto più ampia possibile di soggetti che contribuiscano alla ricerca. Essere utili a chi soffre di certe patologie è un obiettivo che vale la pena perseguire.
Mara
Mara è anche una lettrice critica della ricerca. Negli anni ha imparato a non assolutizzare i risultati degli studi, preferendo aspettare che vengano confermati nel tempo prima di darli per definitivi, un approccio di buon senso che, in un’epoca di informazioni continue, è più prezioso che mai.
“Ho visto molte ricerche cambiare nel corso degli anni, quindi prendo sempre i risultati con un certo beneficio di inventario, senza mai assolutizzare,” ci confessa Mara.
Anna: cercare soluzioni, non rassegnarsi
Anna convive con l’asma da sempre. Il primo attacco risale a quando aveva soli 3 mesi, e da allora la malattia è stata una presenza costante nella sua vita. Una presenza che, con gli anni, si è fatta sempre più pesante.
“Ogni sforzo è una scalata sull’Everest. Io che sono per natura iperattiva patisco un sacco,” afferma Anna.
Anna vive in un paese collinare, in un contesto fisicamente impegnativo, con salite, scale, legna da portare, che rende i limiti imposti dall’asma ancora più concreti e quotidiani.
Per anni ha gestito i sintomi da sola, senza una diagnosi ufficiale, fino a quando una crisi respiratoria seria l’ha spinta a rivolgersi agli specialisti. Da lì, la visita pneumologica e una terapia che all’inizio ha funzionato bene, ma che nel tempo ha perso di efficacia.
Anna non si accontenta di quello che sa, cerca sempre nuove informazioni sulla sua condizione, anche quando le risposte sono difficili da trovare. Vivere in una zona isolata significa spesso essere gli ultimi a sapere, i primi a essere esclusi.
Cerco sempre soluzioni. Mi piacerebbe un 'Gaviscon' per l'asma, qualcosa che mi permetta di vivere tranquillamente, come con il mal di stomaco — se stai male, prendi una medicina e il problema è risolto.
Anna
È stata proprio questa spinta a cercare soluzioni a portarla fino alla nostra comunità, navigando online alla ricerca di risposte.
Se un giorno dovesse partecipare a uno studio clinico, Anna sa esattamente cosa si aspetta. Per lei, la ricerca non è solo una possibilità di migliorare la propria condizione, ma un’opportunità più grande:
Mi aspetto che mi vengano fornite informazioni chiare, e che lo studio possa veramente portare a soluzioni concrete per migliorare la mia condizione. La mia speranza è che, un giorno, qualcuno trovi una cura che elimini l'asma dalle nostre vite.
Anna
C’è però un ostacolo pratico che Anna non nasconde: vivere in una zona isolata, priva di trasporti pubblici, complica non poco la possibilità di partecipare a studi clinici lontani da casa. Un’auto c’è, ma non sempre è sufficiente.
È un tema che riguarda migliaia di pazienti fuori dalle grandi città, persone che vogliono contribuire alla ricerca, ma che si trovano escluse non per scelta, bensì per logistica. La ricerca clinica, se vuole essere davvero rappresentativa, non può permettersi di ignorare questo divario.
La ricerca inizia dall’ascolto
Le storie di Mara e Anna sono diverse per molti aspetti, per come convivono con l’asma, per le loro motivazioni, per le sfide che affrontano ogni giorno. Ma hanno qualcosa in comune: la voglia di non restare ai margini, di capire, di contribuire.
Nella nostra Comunità di Ricerca Clinica, crediamo che queste voci abbiano un valore enorme. Ogni paziente porta con sé un’esperienza unica, e ascoltarla è il primo passo per fare ricerca che sia davvero vicina alle persone.
Far parte della nostra comunità significa rimanere aggiornato sulle ultime opportunità di ricerca, ricevere supporto da professionisti esperti, e avere la possibilità di dare il proprio contributo a studi che fanno la differenza.
Se vuoi condividere la tua storia, scrivici a info@comunitadiricercaclinica.it.
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