Un nuovo trattamento potrebbe rappresentare un’opzione importante per le persone con alopecia areata grave. È quanto emerge da due studi clinici di fase 3 pubblicati su JAMA Dermatology, che hanno valutato l’efficacia e la sicurezza di upadacitinib, un farmaco orale che agisce sul sistema immunitario.
L’alopecia areata è una malattia cronica in cui il sistema immunitario attacca erroneamente i follicoli piliferi, causando una perdita di capelli non permanente. Nei casi più gravi può coinvolgere gran parte del cuoio capelluto, le sopracciglia e le ciglia, con un impatto significativo anche sulla qualità della vita e sul benessere emotivo delle persone.
Gli studi UP-AA1 e UP-AA2 hanno coinvolto 1.399 adulti e adolescenti con alopecia areata grave, trattati con upadacitinib alla dose di 15 o 30 mg al giorno oppure con placebo. Dopo 24 settimane, i ricercatori hanno valutato quanti pazienti avessero raggiunto una perdita di capelli residua pari o inferiore al 20%.
I risultati hanno mostrato una differenza significativa rispetto al placebo. Nei due studi, circa il 45% dei pazienti trattati con la dose da 15 mg e oltre il 54% di quelli trattati con 30 mg hanno raggiunto questo obiettivo, rispetto a circa l’1-3% dei pazienti che avevano ricevuto placebo.
Il trattamento ha mostrato benefici anche sulla ricrescita di sopracciglia e ciglia e su alcuni aspetti legati alla qualità della vita. Per alcune persone è stata osservata anche una ricrescita completa dei capelli sul cuoio capelluto dopo 24 settimane.
Upadacitinib appartiene alla classe degli inibitori della Janus chinasi (JAK), farmaci che agiscono modulando alcune vie coinvolte nella risposta immunitaria. Questo meccanismo potrebbe aiutare a ridurre l’attacco del sistema immunitario contro i follicoli piliferi.
Per quanto riguarda la sicurezza, il profilo del farmaco è risultato coerente con quello già osservato per altre indicazioni in cui viene utilizzato. Gli effetti indesiderati più comuni includevano infezioni delle vie respiratorie superiori, acne e aumento di alcuni valori di laboratorio. Non sono emersi nuovi problemi di sicurezza nei due studi.
Fonte: JAMA Dermatology